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L'ambiente Agricolo Economico Sociale

Come si è evidenziato nel punto precedente, oltre il 90% del comprensorio ricade in pianura.
Le principali caratteristiche dell’ambiente agricolo economico sociale, che nel corso degli anni si sono delineate, sono quelle tipiche della pianura del "basso Veneto"; si tratta di una zona per gran parte inserita nell’area del sottosviluppo regionale che non è mai riuscita ad avere un’espansione veramente significativa ne mai è stata interessata appieno dai processi di sviluppo determinatisi nell’ultimo quarantennio, così da non aver mai colmato definitivamente il divario ed il ritardo economico rispetto ad altre zone limitrofe.

2 foto paesaggi agricoli

Si sosteneva talora che la causa di questa depressione risiedesse nel fatto che nelle zone in cui insiste il comprensorio consorziale, ad economia prevalentemente agricola, la popolazione attiva dedita all’agricoltura fosse percentualmente superiore alla media regionale: pur mancando la prova di tale asserto, ciò poteva comunque essere vero solo in passato; oggi, a tale riguardo non può che ribadirsi la necessità di dare impulso al completamento delle infrastrutture nel settore agro—alimentare per rispondere alle esigenze della produzione agricola e zootecnica, nonché alla distribuzione ed alla commercializzazione dei prodotti, conseguendo da ciò un incremento generalizzato della produttività e dei redditi.— Una considerazione va riservata alla componente demografica. Essa consente di trarre alcune indicazioni su una situazione storica di insufficiente sviluppo a confronto con le aree centrali e settentrionali in genere, delle tre Province in cui ricade il comprensorio.
Su oltre il 50% del territorio delle anzidette province, risiede circa il 30% della popolazione.
Dal 1951 al 1981 in queste aree la popolazione ha segnato flessioni intorno all’11%, con prevalenza di decremento negli anni ‘50.
Qualora, poi, si esamini la distribuzione della popolazione per classi di età alle date dei due ultimi censimenti (1981—1991 ), si nota che il peso percentuale nella composizione per classi di età si concentra di più sulle classi estreme (fino a 6 anni, 54—65 ed oltre 65). Effetti questi, a ben vedere, dei movimenti migratori che nel passato hanno "assottigliato" contingenti di popolazione locale.
La popolazione residente nel comprensorio di bonifica, così risulta ripartita per provincia :

Provincia di Padova residenti 105.819
Provincia di Vicenza residenti 9.511
Provincia di Verona residenti 3.151
Totale residenti 128.481

Le caratteristiche demografiche salienti dell’area risultano le seguenti:

  • bassa concentrazione della popolazione per km2
  • ristagno demografico
  • rilevante incidenza di popolazione anziana
  • decremento della popolazione relativa alle prime due classi di età (fino a 13 anni)
  • incrementi al di sotto delle medie provinciali per le classi intermedie (14-20 anni, 30-44 anni, 45-54 anni).

Sotto il profilo delle attività economiche, il settore dell’agricoltura ha un peso significativo nella struttura dell’occupazione.
D’altra parte, analizzando i dati relativi alla popolazione occupata nei settori secondario e terziario, si possono riscontrare i punti di forza e di debolezza dell’area.
L’attività dell’industria (con accentuazione delle piccole imprese) mostra un peso trainante, mentre il settore terziario denuncia una certa debolezza rispetto alle medie provinciali e regionali. Il peso della struttura dell’occupazione della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici e privati corrisponde all’incirca a quelli provinciali e regionali.

Il settore primario

I Comuni che ricadono nel comprensorio sono ad economia principalmente agricola.
Fanno parzialmente eccezione i centri maggiori come Este, Montagnana, Noventa Vicentina ed i loro circondari, in cui l’industria, il commercio e l’artigianato hanno avuto, a partire dagli anni del dopo guerra, un notevole sviluppo.
Trattasi comunque di fenomeni di dimensioni normali, non eccedenti la ordinarietà di analoghe situazioni verificatesi un po’ ovunque nella pianura veneta e circoscritte ai centri dianzi indicati.
Pertanto la componente che caratterizza l’economia e l’ambiente sociale del comprensorio è di natura agricola.
Anche l’area in esame è però stata interessata da quel fenomeno, decisamente negativo per l’evoluzione dell’economia agricola e che purtroppo non mostra segni di attenuazione, che è la polverizzazione della proprietà agricola.
Essa è soprattutto diffusa in vicinanza dei centri abitati, e si attenua man mano che ci si allontana da essi, dove la proprietà acquista spesso dimensioni economicamente valide e tende a identificarsi con la media e talvolta grande impresa.
Per quantificare meglio il fenomeno, si consideri che la superficie inedia della proprietà, nel comprensorio, si aggira attorno ai due ettari e che le ditte consorziate con superficie inferiore ad i ettaro sono, in numero, più del 70% del totale, ma la loro superficie è inferiore, al 15% di quella comprensoriale.
La polverizzazione non è però da considerarsi sempre patologica, ma in molti casi fisiologica.
Essa, in altre parole, consente alla famiglia lavoratrice il saldo di lavoro e di reddito in attività extra aziendali, sia agricole che, più spesso, extra agricole.
La frammentazione è invece più ridotta ed interessa il 25% delle imprese.
Il rapporto fra proprietà ed impresa mostra un largo predominio della proprietà diretto coltivatrice, seguita, a grande distanza, dall’affittanza coltivatrice.
Queste due forme, in relazione alle dimensioni aziendali, si riscontrano sia in forma pura che mista (conduzione diretta più salariati). Praticamente assente è la mezzadria. Le numerose aziende diretto—coltivatrici sì servono, quand’è possibile, anche dell’affitto per aumentare le dimensioni dell’impresa; l’attività lavoratrice della famiglia viene così interamente assorbita e più razionalmente impiegata. Oltre i tre quarti delle aziende presenta ancora la sistemazione dei terreni a cavino o alla padovana.
E’ comunque questa una sistemazione progressivamente in riduzione, in quanto gli svantaggi che essa comporta per la meccanizzazione delle colture ed il risanamento idraulico dei terreni sono stati ormai capiti dagli agricoltori. Si sta pertanto diffondendo sempre di più la sistemazione a campi lunghi o alla ferrarese, con appezzamenti fiancheggiati da scoline, larghi circa 40/50 ml. e lunghi oltre 100.
Il costo per i movimenti di terra necessari per il passaggio da una sistemazione all’altra è comunque piuttosto elevato e questo spiega la lentezza della diffusione di quest’ultimo tipo di sistemazione.
Tuttavia i cavini che permangono tendono ad essere semplificati rispetto al passato, essendo state progressivamente eliminate le alberature e, spesso, anche le affossature di raccolta delle acque dei cavini.
Così gli appezzamenti si presentano con una semplice baulatura, purtroppo spesso molto pronunciata, con linea di colmo trasversale, e hanno il vantaggio di avere tare di produzione molto ridotte, in quanto, praticamente, quasi tutta la superficie viene seminata e produce raccolto.
Questa sistemazione presenta ancora però gli svantaggi del cavino, come gli eccessivi dislivelli di quota che causano la presenza di fasce di sofferenza in periodi siccitosi ed in periodi troppo piovosi, difficoltà per l’irrigazione e per l’accesso agli appezzamenti in periodi piovosi e durante la stagione invernale.
Il Consorzio di bonifica mediante il proprio Servizio Tecnico-Agrario, ha da sempre fatto opera di propaganda presso gli agricoltori per razionalizzare le sistemazioni delle loro aziende.
Le sistemazioni vanno infatti viste, oltre che come mezzi importanti per razionalizzare l’impiego delle macchine operatrici, anche come un efficace sistema per regolare lo smaltimento delle acque in eccesso e costituiscono pertanto opere complementari a quelle, sia pur di maggior complessità tecnica ed idraulica, eseguite dal Consorzio di bonifica.
Gli ordinamenti colturali sono in genere quelli tradizionali della pianura veneta.
Il libero avvicendamento prevede oggi una tendenziale maggiore incidenza delle colture da rinnovo (in prevalenza mais, per la produzione della granella o del ceroso, poi barbabietola da zucchero e, nel vicentino, tabacco) sui cereali autunno vernini e sulla medica. Grande diffusione ha avuto in questi ultimi anni, come del resto in tutta la pianura veneta, la coltura della soia, sia in primo raccolto che in secondo, dopo l’orzo.
Le colture arboree sono tendenzialmente rappresentate dalla vite, diffusa quasi ovunque nel comprensorio, ma soprattutto in collina, ed oggi quasi sempre presente in coltura specializzata.
I frutteti, peri e meli, sono invece molto più limitati e circoscritti in zone tradizionali, più spesso presenti nella parte inferiore del comprensorio.
L’orticoltura, sia in pieno campo, che specializzata, ha registrato una certa espansione soprattutto nelle zone del comprensorio dotate di acqua irrigua ed è soprattutto presente nelle zone rivierasche dell’Adige, nel Montagnanese e nei dintorni di Noventa.
Gli allevamenti zootecnici, presenti nella maggior parte delle imprese di una certa dimensione, hanno una dotazione di bestiame sufficientemente selezionata. Tendenzialmente più diffuso è l’indirizzo volte alla produzione della carne rispetto a quello della produzione dei latte.
Buone in genere sono da considerarsi la razionalità e l’igienicità dei ricoveri, come pure l’attrezzatura di stalla.
Per quanto riguarda la collina, quando i terreni non presentano eccessive pendenze e possono essere lavorati anche meccanicamente, gli ordinamenti colturali risentono degli indirizzi della pianura già descritti e si allineano in sostanza con essi.
Quando le pendenze aumentano, si nota la presenza del bosco, del prato e del prato—pascolo. Molto diffusa, soprattutto in situazione di favorevole esposizione, la presenza dei vigneti per la produzione di ottimo vino, la cui commercializzazione ha ormai decisamente sorpassato i limiti del mercato locale.
Alla luce di quanto sopra delineato, si debbono ricercare e creare le condizioni affinché il settore primario possa e debba essere il veicolo trainante dell’economia locale; è aumentata la produttività, sono aumentati i livelli di meccanizzazione e le capacità tecniche e professionali degli operatori agricoli: è evidente che in un periodo di eccedenze e di livellamento dei prezzi dei prodotti agricoli come quello attuale, occorrerà puntare sulla qualità dei prodotti unitamente alla trasformazione ed alla commercializzazione dei medesimi.
Ostacolo a quanto ora detto è, come già ricordato, la frammentazione aziendale; ne va sottovalutata la scarsa propensione degli agricoltori alla cooperazione, con conseguente diminuito potere contrattuale.

Il settore secondario

Il Veneto nel decennio passato ha evidenziato una notevole capacità di crescita economica imperniata in particolare sullo sviluppo dell’industria e dell’artigianato, secondo un modello policentrico e diffuso, talmente caratteristico da essere indicato come "Modello Veneto".
Tale capacità di crescita non ha interessato però le zone che ci interessano se non in maniera limitata.
Solo in questi ultimi anni lo squilibrio si è attenuato grazie ad una riscoperta vena imprenditoriale da parte della popolazione che si è indirizzata verso settori senza alcuna tradizione storica locale. Nell’area si è avuto, infatti, il maggiore incremento, sia in termini di inizio di nuove attività, che in numero di personale impiegato. 2 foto industrie
Il settore artigiano ha dimostrato il massimo sviluppo.
Il trend della natalità imprenditoriale è, in termini assoluti, ad un buon livello. Un dato, questo, riconducibile al fenomeno dell’espulsione dei lavoratori dipendenti dai grossi poli industriali in crisi, ma anche alla volontà di riportare le esperienze maturate in altre zone, dovute all’esasperata emigrazione in passato verso l’estero o altre regioni e successivamente nell’ambito intraprovinciale, nell’area di residenza originaria.
In questo senso l’azione dell’associazionismo imprenditoriale e degli elementi di "job creation" intrapresi, ad esempio, dall’associazionismo artigianale e dalle sue emanazioni operative, sono stati indispensabili al recupero di stimoli imprenditoriali.
In questo senso vanno letti gli interventi realizzati nel campo della formazione imprenditoriale, dell’aggregazione tecnico produttiva e di commercializzazione che sono stati promossi sia a capo delle lavorazioni tradizionali che per l’inserimento di esperienze imprenditoriali estranee alla tradizione dell’area.
Non sono certamente questi i soli strumenti sufficienti a risollevare le sorti di un sistema economico catapultato drasticamente da un economia primaria legata in passato alle grosse concentrazioni latifondiste, ad una rapida ed estemporanea industrializzazione. Gli interventi richiesti dal comparto artigiano, importante elemento di vitalità come forza imprenditoriale e come volano occupazionale, riguardano la realizzazione delle infrastrutture stradali e di comunicazione necessarie per rendere l’area integrata in un sistema interprovinciale.
Non vanno certamente dimenticati gli interventi per la commercializzazione, l’innovazione tecnologica e la gestione finanziaria.
Al primo posto per attività e numero di addetti occupati troviamo le attività edili ed affini, seguite dai rami industriali ed artigianali tradizionali quali, il meccanico, il manifatturiero, l’alimentare, il tessile, le pelli ed il cuoio, l’abbigliamento, il legno ed il mobilio, ecc.
Tali attività si sono completamente inserite nell’ambiente, trovando una integrazione soddisfacente con il settore primario.
Gli sforzi degli amministratori locali e di alcuni imprenditori hanno fatto da volano ad una serie di iniziative che si sono espanse nell’intera area: ciò comunque, non è ancora sufficiente per affermarvi la prevalenza del secondario; è, peraltro, l’inizio di un processo che, se studiato attentamente e opportunamente incanalato, potrebbe fondare le radici e rafforzarsi maggiormente anche come mentalità imprenditoriale vincente.
Ecco allora che l’impresa locale dovrà dotarsi di tecniche ed esperienze che le permettano di produrre non solo per l’economia locale o nazionale, ma di guardare all’estero con articoli e materiali che si contraddistinguano per qualità, originalità e fantasia. L’export potrebbe essere l’arma vincente per le aziende di questa realtà.

Il settore terziario

Questo settore ha avuto un trend di sviluppo inferiore rispetto a quello di altre zone limitrofe.
Le attività commerciali, in questi ultimi anni, hanno comunque avuto un buon impulso con l’apertura di nuovi punti vendita, quasi tutti però di modeste dimensioni.

2 foto centri commerciali

Vi è stata un’espansione anche dei servizi privati, insufficienti, comunque, rispetto alla nascita delle nuove attività.
Sono invece i servizi pubblici, che in termini occupazionali sono in grado di soddisfare molte richieste.
Il futuro tuttavia sarà caratterizzato dall’informatica, da nuove professioni non catalogabili con i concetti tradizionali: saranno queste professioni che prenderanno forma. Il settore dei servizi sarà, quindi, una sfida da accettare, con l’utilizzazione più razionale delle risorse e le concretizzazioni delle idee nuove. I privati saranno sempre più interessati e coinvolti in tali processi di sviluppo; tali premesse potranno creare le occasioni per annullare il divario esistente in termini occupazionali fra il settore privato e quello pubblico.
Per favorire questo processo, occorrerà programmare e razionalizzare un efficace intervento nelle infrastrutture, individuando alcune aree attrezzate di insediamento produttivo, non più lasciato alla sola volontà dei singoli Enti Locali.
Inoltre le associazioni degli imprenditori, in una economia diffusa come quella in questione, devono svolgere un ruolo di stimolo delle capacità imprenditoriali, preparando ai processi di ristrutturazione e orientando per gli investimenti in attività diversificate.

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