
I "Consorzi
di Bonifica Riuniti in Este" ebbero origine nella seconda metà del secolo XVI per
istituzione della Repubblica Veneta, in quel territorio che, compreso fra lAdige a
sud, i Colli Euganei e i monti Berici, è attraversato dai fiumi Frassine - S. Caterina,
Fratta - Gorzone e dal canale Bisatto.
Fino da quando il Senato veneto con decreto del 10 ottobre 1556 dava precisa regola al
"Magistrato dei Beni Inculti" allo scopo di ridurre a coltura i vari luoghi
incolti del Padovano, del Vicentino e del Veronese, del distretto di Asolo, del Polesine e
dellIstria, ed il Magistrato stesso nel successivo |
 |
anno decretava
la esecuzione dei lavori di scolo delle Valli del Gorzon e di quelle di Monselice, Baone
ed Arquà e, nel 1558, delle Valli da Lozzo al Frassine e di quelle della Brancaglia, già
fino da allora alcuni e poco dopo altri, i Consorzi Gorzon Medio, Gorzon Inferiore, Gorzon
Superiore, Lozzo, Brancaglia, Cavariega, Valcinta e Valgrande ebbero la loro origine e la
loro sede in Este, in un unico ufficio, con un unico corpo di impiegati e con
amministrazioni, però, separate.
Dal
"Magistrato Sopra li Beni Inculti" veniva deliberata la esecuzione di importanti
opere di scolo e arginamento, cui era connessa la costruzione di manufatti di
considerevole mole, fra i quali alcuni ponti-canali.
Fra questi manufatti è degno di speciale menzione la Botte Tre Canne, sottopassante il S.
Caterina e avente il compito di scaricare le acque del Lago di Vighizzolo e delle valli e
paludi circostanti nel Lago della Grignola o di Anguillara, al quale dovevano essere
convogliate mediante il Canale della Pezza, in unione a quelle dei Retratti Brancaglia e
Lozzo. Dal Lago della Grignola si dipartiva il Taglio del Gorzone, escavato nel 1558,
mediante il quale tutte le acque del territorio, costituente oggi questi Consorzi,
venivano convogliate al mare. |
Il riferimento
della antica idrografia sopra ricordata ai comprensori attuali di questi Consorzi, ci dice
che al Lago di Vighizzolo appartenevano i terreni più depressi dei Consorzi Cavariega,
Gorzon Superiore - Frattesina e la parte meridionale del Consorzio Brancaglia Inferiore;
al Lago dei Cuori e alla maggior parte di quello della Grignola le maggiori depressioni
del Comprensorio del Consorzio Gorzon Inferiore; alla rimanente parte di quello della
Grignola e al Lago di Vescovana i terreni più bassi del Consorzio Gorzon Medio.
Che molte altre notevoli depressioni, di considerevole estensione, dovessero esistere, in
quellepoca remota, in tutto il territorio di questi Consorzi e che dovessero
costituire altrettante valli e paludi, lo dimostrano le corografie quotate a curve di
livello eseguite dallufficio Tecnico di questi Consorzi Riuniti. Esse riproducono,
con evidenza, le caratteristiche altimetriche generali del territorio di cui si tratta nel
secolo XVI, pur dovendosi ammettere che le alluvioni, avvenute successivamente a
quellepoca, ne abbiano modificato i rapporti di ampiezza e di quota relativa.
Le vicende idrologiche che travagliarono questo territorio attraverso i secoli, specie per
opera del Fiume Frassine - S. Caterina, le cui rotte e alluvioni si ripeterono con
impressionante frequenza, preoccuparono, fin dal secolo XVI i Governi, ed eminenti
idraulici furono chiamati, specie nel secolo XIX, allo studio di una radicale soluzione
del problema, che portasse al risanamento idraulico di queste vaste plaghe tanto
tormentate.
Poiché le cause erano da attribuirsi al progressivo peggioramento del sistema idrografico
"Agno-Guà-Frassine- Gorzone", nelle varie proposte, presentate
sullimportante e difficile problema, prevalse il concetto della diversione del Guà
Frassine per rendere da esso indipendente il Gorzone. il Paleocapa, invece, propose la
sistemazione di quel fiume, dandogli una nuova inalveazione tra il Frassine e la Botte Tre
Canne, e fra il complesso delle opere proposte, prospettava anche la regolazione dello
scolo dei Consorzi Gorzonisti.
Secondo il grande idraulico, per prosciugare anche i terreni più depressi dei Consorzi
Gorzon Medio e Gorzon Inferiore sarebbe stato sufficiente portare lo scarico dei
rispettivi collettori principali di scolo, Sabbadina e Navegale, dal Taglio di Anguillara
in Conca di Brondolo, con un unico grande collettore, dopo di averli uniti in sinistra
Gorzone, presso Borgoforte, facendo sottopassare il Gorzone dal Sabbadina mediante la
Botte Pisani, già costruita 1789 in base a progetto del Milanovich.
Così sarebbero stati portati più a valle, ad Anguillara, gli scarichi in Gorzone dei
Comprensori Frattesina e Gorzon Superiore, Successivamente, lo scarico dei due primi, su
proposta di altri e col parere favorevole del Paleocapa, doveva avvenire invece nel
Gorzone presso Cavarzere. Il portare lo scarico dei due scoli uniti, Sabbadina e Navegale,
a Cavarzere o in Conca di Brondolo, dipendeva, come dice il Paleocapa, "dal divenire
o no il Brenta nella Laguna di Chioggia e anche dalle probabili difficoltà di
attraversare le Valli del Foresto".
Anche il Sanfermo propose un suo piano di sistemazione per il prosciugamento dei terreni
depressi del territorio che ci interessa, indipendentemente dai provvedimenti idraulici
che si fossero intrapresi riguardanti il Guà-Frassine.
Anche secondo questo piano, "un grande collettore, indipendente da Gorzone, doveva
portare al mare le acque provenienti dai vari comprensori in sinistra e destra di Gorzone,
salvo che per il Frattesina e la porzione di Gorzone Superiore in destra di Gorzone, ché
per questi lo scarico doveva portarsi ad Anguillara".
Sorge il dubbio se tali proposte, per il risanamento dei comprensori lungo il Gorzone e
appartenenti al nostro territorio, potessero realmente conseguire lo scopo del
prosciugamento dei terreni più depressi dei Consorzi Gorzon Medio e Gorzon Inferiore,
come si affermava, considerata la loro distanza dal mare o dalla laguna, pur ammettendo
che si volesse assegnare al grande collettore una debole pendenza e che i terreni più
depressi avessero, in quel tempo, una quota più elevata rispetto allattuale, per il
costipamento nel frattempo avvenuto; costipamento. che non può essere stato però di
entità notevole.
Laffermazione può trovare una giustificazione nella estensione ben diversa che, a
paragone di quella data nei successivi tempi e specie nelle epoche attuali, si dava allora
al concetto di bonifica nei suoi vari aspetti, agricoli, igienici e sociali.
Ma questi progetti sia che riguardassero il sistema idrografico Guà - Frassine -
S.Caterina - Gorzone o la regolazione dello scolo dei comprensori di bonifica, non ebbero
attuazione, sia per i lunghi dibattiti a cui dettero luogo, sia per le vicende politiche e
per i contrastanti interessi e pareri, cui non era estranea la comparsa dei primi
macchinari per lo smaltimento artificiale delle acque; anzi, il successivo peggiorato
regime dei recipienti, linnalzamento del loro fondo, lelevarsi delle piene ed
il costipamento dei terreni, orientarono sempre più decisamente i tecnici idraulici verso
il prosciugamento meccanico.
Questo sistema rispose in seguito ad una sempre maggiore necessità, quando, oltre alle
cause accennate, per lestendersi della bonifica e delle sistemazioni dei terreni in
rapporto alle sempre maggiori esigenze di carattere agricolo e per lapplicazione che
via via veniva facendosi degli apparati idrovori, andò progressivamente aumentando
lapporto di nuove acque nel recipiente comune, il Fratta Gorzone.
Le prime
applicazioni meccaniche, con motrici a vapore azionanti ruote a schiaffo e turbine,
avvennero nel territorio di questi Consorzi intorno al 1860, per lodevole iniziativa
privata, e precisamente nella parte più depressa dellattuale Consorzio Gorzon
Superiore - Frattesina.
Ma il più importante impianto idrovoro a carattere consorziale fu quello costruito nel
1880 al Taglio di Anguillara (oggi soppresso) per la bonifica del Consorzio Gorzon
Inferiore, della potenza di CV. 120, costituito da una motrice a vapore che azionava una
turbina. |
Seguì fra il
1893 e 1897 quello del Consorzio Gorzon Medio, pure al Taglio di Anguillara, della potenza
complessiva di CV. 600, con tre motrici a vapore azionanti una turbina; la costruzione di
questo impianto fece parte di un complesso di opere, fra cui la sistemazione di scoli.
Intanto negli altri Consorzi: Lozzo, Cavariega, Brancaglia Inferiore, Gorzon Superiore -
Frattesina, il sistema di bonifica per scolo naturale, per le cause precedentemente dette,
diveniva sempre più precario.
Oltre ai piccoli impianti privati già esistenti in qualcuno dei Consorzi ora nominati,
altri ne sorsero nellinterno dei comprensori per il prosciugamento dei terreni
maggiormente sofferenti; ma, come era da prevedersi, i vantaggi conseguiti finivano molte
volte col provocare danni ad altri terreni, per ritardato scarico delle acque di questi
nel recipiente comune, collettore principale o secondario del Consorzio; naturalmente,
queste iniziative ed altri provvedimenti contingenti davano luogo a proteste ed a ricorsi
dei danneggiati.
Nel 1912 fu eseguita la bonifica meccanica del Consorzio S. Felice, che, separatosi dal
Consorzio Frattesina, ne aveva costituito il bacino più depresso; il suo impianto
idrovoro si componeva di due gruppi termici con pompa centrifuga, ciascuno della potenza
di CV. 72. Nel 1919 fu iniziata, da parte dello Stato, la nuova inalveazione dello scolo
Lozzo nel tratto a valle di Prà di Este, portandone il percorso in sinistra del S.
Caterina, rendendolo così indipendente dalle antiche botti di Prà e di Vighizzolo sotto
il S. Caterina stesso, costruite dalla Repubblica Veneta.
Ma anche gli impianti dei Consorzi Gorzon Inferiore e Gorzon Medio non tardarono molto a
manifestarsi insufficienti, specie il primo; vi si provvide allora con
linstallazione di altre macchine, in aggiunta a quelle esistenti. Nel 1905, nel
Gorzon Inferiore, si installò una semifissa di CV. 150 con turbine e nel 1919 si aggiunse
un gruppo elettrico, con pompa centrifuga, della potenza di CV. 220.
Fino al 1930 la potenza complessiva del macchinario di questo Consorzio rimase quella di
CV. 490 per smaltire le acque di un comprensorio di ettari 9.600.
Nel Gorzon Medio veniva costruito, nel 1919, un impianto ausiliario con motore elettrico e
pompa centrifuga della potenza di CV. 220, portando così la potenza complessiva a CV.
820.
Non è però che la situazione generale idraulica fosse soddisfacente: tuttaltro;
anche dove, non molti anni prima, si erano eseguite opere che erano state ritenute
sufficienti, sì riscontrarono deficienze, per cui da parte di privati si dovette
ricorrere, singolarmente o riuniti in Consorzi privati, allinstallazione ed
allesercizio di piccoli impianti idrovori nelle annate più piovose.
Concorreva allaggravarsi della situazione il crescente appesantimento del regime del
Guà - Frassine e del S. Caterina, di cui si facevano sempre più elevati, minacciosi e
prolungati gli stati di piena, anche per il sempre maggiore apporto di acque da parte dei
comprensori di bonifica.
Conseguenza di ciò era linsufficienza crescente dei macchinari, rigurgiti sempre
più elevati e più estesi lungo i collettori dei comprensori a scolo naturale; si
aggiungevano inoltre linadeguatezza e la cattiva regolazione della rete di scolo.
La necessità di radicali provvedimenti, al fine di valorizzare tante zone soggette di
frequente ad allagamenti o ad insufficiente prosciugamento, veniva a prospettarsi con
crescente preoccupazione ai Consorzi Riuniti di Este, i quali, costituito nel 1919 un
proprio Ufficio Tecnico, passarono rapidamente alla preparazione degli elaborati tecnici
necessari.
Cominciò così un periodo di particolare attività nella esecuzione delle opere, il cui
sviluppo andò intensificandosi nel successivo ventennio.
Nel 1921 fu iniziata la bonifica meccanica delle "Valli Sagrede", che formano un
sotto bacino del Consorzio Lozzo: le acque sollevate trovano recapito nello scolo Lozzo,
che è il grande collettore dei terreni bassi della bonifica Berico Euganea e che versa
naturalmente in Gorzone.
Date le difficoltà allora sorte, di procedere alla sistemazione di quel collettore, si
pensò alla bonifica meccanica di quel sotto bacino, di cui una parte era stata, fino
allinizio dei lavori, prosciugata sia pure in modo inadeguato da un' idrovora
privata.
Nel nuovo impianto vennero installati due gruppi idrovori, uno termico e laltro
elettrico, con pompe centrifughe, della potenza complessiva di CV. 77; ad esso furono
recapitate le acque mediante una nuova rete di scolo.
Nello stesso anno si iniziarono pure le opere per la bonifica meccanica del comprensorio
del Consorzio Mora Livelli.
Il territorio fu diviso in due bacini, alto e basso, e i rispettivi nuovi collettori
portano le acque allimpianto che recapita in Gorzone, costituito da tre gruppi
idrovori, uno termico e due elettrici, ciascuno azionante una pompa centrifuga ad asse
orizzontale.
La potenza complessiva è di CV. 160. Mentre si eseguivano queste opere, erano in corso
quelle per la bonifica dei comprensori dei Consorzi Cavariega e Brancaglia Inferiore, da
parte dello Stato.
Nel Cavariega, con lapertura di una nuova rete di scoli e la sistemazione degli
esistenti, vennero divise le acque basse dalle alte e fu costruito un impianto idrovoro
per lo scarico delle acque nel Fratta Gorzone, nella stessa località nella quale
precedentemente esisteva una piccola idrovora privata che provvedeva al prosciugamento di
una parte dei terreni depressi.
Limpianto, della potenza di CV. 520, ha tre gruppi termici (diesel) e due elettrici,
azionanti ciascuno una pompa centrifuga ad asse orizzontale.
La bonifica del Brancaglia Inferiore è invece a scolo naturale intermittente e il suo
collettore principale versa nel collettore Lozzo, presso Carmignano.
Fu pure riordinata e sistemata la rete di scolo del bacino. Contemporaneamente
allesecuzione di queste opere, e precisamente nel 1922, veniva iniziata la
sistemazione generale degli scoli del Consorzio Gorzon Medio; mentre limpianto
idrovoro, della potenza precedentemente indicata, non si dimostrò insufficiente nei
confronti di evenienze se non eccezionali, gli scoli esistenti si dimostrarono
assolutamente inadeguati.
Le opere si susseguirono, negli anni successivi, secondo un piano prestabilito.
Anche in questo comprensorio furono divise, fin dallepoca della costruzione
dellimpianto idrovoro, le acque dei terreni bassi da quelle dei terreni alti.
Fra il 1928 e il 1929, quando ancora stavano svolgendosi le opere nel Consorzio Gorzon
Medio, si dava inizio a lavori, che sono i più importanti fra quelli eseguiti fino ad
allora da questi Consorzi e cioè alla bonifica meccanica della parte più depressa del
comprensorio del Gorzon Inferiore ed a quella a scolo naturale del territorio Berico
Euganeo.
Fino allinizio delle opere, il comprensorio del Gorzon Inferiore, di 9.600, ettari
era, come si disse, servito da un impianto idrovoro situato al Taglio di Anguillara, della
potenza di CV. 490.
La sua altimetria è molto varia, sia che la si consideri sotto laspetto generale,
sia che la si veda anche limitata a zone relativamente non molto estese.
Da m. 10 sopra il livello del mare, presso Este, si scende a 0,70 sopra lo stesso livello,
verso Anguillara.
La rete di scolo, tuttora esistente, è costituita da un collettore principale, a cui
confluivano, mediante scoli secondari, tutte le acque del comprensorio, alte e basse.
Questo collettore principale attraversa la parte più depressa del comprensorio, di cui
convogliava in passato, tutte le acque allidrovora.
Questo stato di cose causava condizioni difficili di scolo specie per i terreni più
depressi, aggravato dalle sezioni insufficienti degli scoli e dalla, quota troppo elevata
del loro fondo, nonché dallevidente inadeguatezza dellidrovora.
Si imponeva quindi una più razionale sistemazione ed a questo si provvide dividendo il
comprensorio in bacini corrispondenti ai terreni alti, medi e bassi.
Naturalmente, le prime attenzioni dovevano rivolgersi ai terreni più sofferenti
appartenenti al bacino maggiormente depresso: al loro risanamento fu provveduto con una
nuova rete di scolo del tutto indipendente da quella esistente e con la costruzione di un
nuovo impianto idrovoro in località Ca Giovanelli presso Anguillara.
Questo impianto fu costruito per servire, successivamente, anche i terreni medi
separatamente da quelli bassi, cori appositi gruppi idrovori e bacino di arrivo.
Esso ha la potenza complessiva di CV. 1.010, suddivisa in due gruppi termici (Diesel) di
CV. 200-250 e di quattro gruppi elettrici di CV. 140 ciascuno.
Ogni gruppo aziona una pompa centrifuga ad asse orizzontale.
Le acque che, come si è detto, arrivano in due separati bacini, vengono versate in un
grande bacino di scarico contenuto entro alti rnuraglioni a sostegno delle arginature e,
attraverso una chiavica a quattro luci sul Gorzone, si scaricano in questo.
E passiamo ora a dire succintamente delle opere intraprese per la bonifica
"Berico-Euganea".
Il territorio di questa bonifica abbraccia i comprensori dei Consorzi Lozzo, Ottoville,
Liona Frassenella e Ronego, dei quali il maggiore è il Lozzo, che, fra detti Consorzi, è
il solo che apparteneva al raggruppamento di Este e al quale appartengono pure i terreni
più bassi della bonifica suddetta.
Collettore principale comune delle acque basse di questo vasto territorio è lo scolo
Lozzo, che, come si è detto, recapita in Gorzone a Carmignano di S. Urbano.
Si è pure precedentemente accennato alle difficoltà che erano sorte per la sistemazione
di questo collettore ed a come tali difficoltà avessero costretto a provvedere alla
bonifica meccanica di qualche sotto bacino tributario appartenente al comprensorio del
Consorzio Lozzo che, di fronte al peggiorare delle condizioni di scolo, non trascurò ogni
tentativo per raggiungere una sistemazione generale del proprio territorio.
Anche nei comprensori degli altri Consorzi predetti la situazione non era migliore; vaste
zone andavano soggette a danni rilevanti.
Occorreva quindi che il problema non fosse considerato singolarmente, ma con più ampia
visione dei bisogni generali. Nacque così la bonifica di I categoria Berico-Euganea,
realizzata con lattivo interessamento del Magistrato alle Acque. |
Nel 1929 venne
iniziato lo scavo dello scolo Lozzo per il prosciugamento di una superficie di ettari
25.100. Questo collettore, che ha origine alla linea di demarcazione tra i Consorzi Lozzo
e Ottoville, fu aperto per una estesa di km. 13, ossia fino a Prà dEste, dove si
congiunge alla sua nuova inalveazione, eseguita, come fu ricordato, dallo Stato. La sua
larghezza di fondo varia da m. 6 a m. 10, le scarpate sono interrotte, data la loro
rilevante altezza, da una banchina larga m. 2; la larghezza in sommità fra i cigli
interni, nel suo tronco inferiore, a Prà di Este, ossia dove vengono a cessare gli
apporti di scolo dei terreni laterali appartenenti al comprensorio di bonifica, |
 |
è di m. 36; la
sezione del. collettore, in questo tronco, fu calcolata per una portata di massima piena
di mc./sec. 44.
Importanza considerevole ebbero, nella esecuzione di questa opera, gli asciugamenti dei
cantieri di lavoro: per poter eseguire allasciutto lo scavo e i lavori di presidio
al disotto del livello di magra ordinaria, si ricorse alla deviazione delle acque; queste
vennero immesse, nei tronchi a valle delle confluenze degli scoli secondari maggiori, in
una apposita canaletta in legno, idoneamente dimensionata (dovendo più volte essere
reimpiegata) e convenientemente posta sulla banchina, la cui quota era pressoché quella
del livello della magra ordinaria.
Per ragioni di convenienza economica ed affinché il lavoro potesse svolgersi
contemporaneamente in vari tronchi, la deviazione venne effettuata anche mediante
lapertura di piccoli canali escavati nella campagna adiacente.
Le canalette, calcolate per una portata convenientemente superiore a quella della magra
ordinaria corrispondente ai tronchi di collettore situati a monte di esse, furono
provviste di chiavichette per potervi regimentare il deflusso acque.
A monte dellorigine del collettore un apposito impianto idrovoro provvisorio, di
adeguata potenza, provvedeva ad impedire lingresso, nei cantieri a valle, delle
acque provenienti dai terreni superiori appartenenti al Consorzio Ottoville.
Allo scavo del collettore principale Lozzo seguì, poco dopo quello dello scolo Roneghetto
e, successivamente, quello degli scoli Fracanzan e Valbona e di qualche altro di minore
importanza, Questi scoli sono affluenti del Lozzo e servono bacini di rilevante
estensione, interessanti anche, oltre a quello del Lozzo, i comprensori dei Consorzi
"Liona Frassenella" e "Ronego".
Nella sistemazione di tutti questi scoli e specialmente del Lozzo e del Roneghetto, si
rese necessario fare largo uso di presidi di sponda: rivestimenti delle scarpate con
pietrame trachitico dei Colli Euganei e anche, per lunghi tratti, considerevole impiego di
palificate.
Su questi collettori, numerosi furono i manufatti costruiti, dei quali alcuni hanno anche
lo scopo di assicurare il rincollo delle acque durante la stagione estiva.
Fra i maggiori va fatta speciale menzione della botte Brancaglia sullo scolo Lozzo, presso
Este, sottopassante il canale di comunicazione fra il fiume Frassine e il Canale Bisatto;
la lunghezza del manufatto è di m. 78.
Questi Consorzi non si limitarono alla esecuzione delle opere idrauliche di scolo.
Di fronte al frequente verificarsi di annate siccitose, i cui effetti culminarono
disastrosamente nella estate del 1931, passarono alla esecuzione di opere irrigue , in
base a prestabiliti piani generali.
Le vicende idrogeologiche in questo territorio, a cui sono strettamente e preminentemente
connesse le alluvioni di Frassine e di Adige e le disalveazioni di questo fiume in epoche
remote, vi crearono due estese gronde, luna scendente dai monti Berici e dai Colli
Euganei, laltra dallAdige, entrambe verso una comune linea di compluvio
segnata dal Fratta-Gorzone.
La prima gronda è, in generale, costituita da terreni argillosi e di inedia impasto
(salvo alcune zone sabbiose relativamente poco estese); la seconda, pure avendo terreni
argillosi e di medio impasto verso il Garzone, presenta, lungo lAdige, una larga
fascia di terreni nei quali predomina la sabbia.
A questi terreni, rivieraschi dellAdige, che appartengono ai due Consorzi Gorzon
Medio e Gorzon Superiore Frattesina, furono rivolte, per possibilità immediata di
approvvigionamento idrico e di immediato beneficio, le prime applicazioni irrigue.
Ragioni topografiche, plano altimetriche ed economiche consigliarono di dividere i terreni
in bacini di varia estensione, provvedendo, per ciascun bacino, a derivare lacqua
dallAdige mediante sifoni. Antecedentemente allopera dei Consorzi, alcuni
consorziati del Gorzon Medio, con lodevole iniziativa, avevano costruito delle opere
irrigue, di cui le principali furono poi espropriate dal Consorzio stesso, che le coordina
in sintonia con il progettato piano già approvato dai competenti organi Statali.
Fra il 1933 e il 1936 il Consorzio Gorzon Medio eseguì le opere di irrigazione in undici
bacini, aventi una complessiva superficie territoriale di ettari 1635.
Fra il 1934 e il 1938 il Consorzio Gorzon Superiore Frattesina esegui quelle per la
irrigazione di un bacino della superficie territoriale di 878 ettari; nelle epoche
successive vennero eseguite le opere per lirrigazione di ulteriori tre bacini,
lultimo dei quali risalente agli anni settanta.
Con decreto del Presidente della Repubblica in data 22.7.1971 venne costituito, sempre con
sede in Este, il Consorzio di Bonifica "Euganeo Berico" risultante dalla
fusione, succeduta al precedente raggruppamento di uffici, dei Consorzi di Bonifica:
"Gorzon Medio", "Gorzon Inferiore", "Lozzo",
"Cavariega", "Brancaglia Inferiore", "Gorzon
Superiore-Frattesina", "San Felice", "Mora Livelli",
"Retratto Monselice" e "Cuoro", con superficie territoriale
complessiva, a seguito anche dellaggregazione immediatamente successiva del
Consorzio di bonifica "Valcalaona", pari a Ha. 45.559.
Per effetto della L. R. 3/1976, il bacino "Retratto Monselice" è passato quasi
interamente (Ha. 2.463) a far parte del limitrofo nuovo Consorzio di bonifica "Adige
Bacchiglione"; la superficie del Consorzio "Euganeo Berico" confluita nel
Consorzio "Euganeo", tenuto peraltro conto del modesto contributo nel frattempo
apportato con laggregazione anche del Consorzio di bonifica "Anconetta"
(Ha. 142), risulta pertanto pari ad Ha. 43.238. |

|